
Nei primi anni '80 erano poche le Harley che si incrociavano per strada. Un po’ per volta, l'interesse per il Marchio Americano è cresciuto e sono stati in tanti ad avvicinarsi alla Casa di Milwaukee. Una buona parte di questi hanno comprato un'Harley perché faceva status, per ostentarla più che per correrci, e magari l'hanno rivenduta alcune stagioni dopo, perché vibrava, perché era scomoda e macchiava il ''cotto'' del garage. Altri, quando avere un'Harley non bastava più per differenziarsi dal gruppo, hanno iniziato a preparare le proprie moto, creando vere e proprie opere d'arte, destinate a fare bella mostra di sé nei vari contest o Biker Show, ma non utilizzabili se non per qualche decina di chilometri. Poi hai trovato alcuni di questi ''gioielli'', sui giornali, in vendita, proposti e riproposti in tutte le salse. Mere speculazioni? Forse. Quanti visi, quanti aneddoti, quante storie già scritte ancora prima di conoscerne l'esito. Eppure esiste una tipologia di ''appassionati'' che non rientrano nelle categorizzazioni di cui sopra. Per loro l'Harley esiste da quando andavano all'oratorio, da quando bucavano le marmitte dei Ciao per fare più rumore, da quando passavano i pomeriggi ad elaborare i loro ferri, andando a scuola il mattino senza avere studiato con i jeans sporchi d'olio. Per loro l'Harley è uno stile di vita. I loro occhi si riempiono di gioia quando parlano delle loro compagne di viaggio, guai a maltrattarle, o a non rispettarle. Sono come figlie, da crescere e da amare. Di loro vi voglio parlare.
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